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	<title>Appunti di viaggio</title>
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	<description>Libri, musica, foto e quant'altro incontrerò lungo il cammino...</description>
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		<title>Appunti di viaggio</title>
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		<title>Valzer con Bashir &#8211; Ari Folman</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 18:49:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Night Hawk</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un incubo ricorrente di un soldato israeliano, a cui fu assegnato il compito di eliminare i cani per evitare che dessero l&#8217;allarme durante le incursioni notturne in territorio nemico al tempo della Seconda guerra del Libano, dà il via ad una &#8216;ricerca storica&#8217; su una ennesima triste pagina di guerra del secolo scorso, culminata con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pierogiordani.wordpress.com&amp;blog=4564076&amp;post=179&amp;subd=pierogiordani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luckyred.it/valzerconbashir/"><img class="size-full wp-image-180 alignnone" title="Valzer Con Bashir" src="http://pierogiordani.files.wordpress.com/2009/02/valzerconbashir.jpg?w=420&#038;h=600" alt="Valzer Con Bashir" width="420" height="600" /></a></p>
<p>Un incubo ricorrente di un soldato israeliano, a cui fu assegnato il compito di eliminare i cani per evitare che dessero l&#8217;allarme durante le incursioni notturne in territorio nemico al tempo della Seconda guerra del Libano, dà il via ad una &#8216;ricerca storica&#8217; su una ennesima triste pagina di guerra del secolo scorso, culminata con il massacro nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila.</p>
<p>Il racconto dell&#8217;incubo del soldato israeliano (Baaz) ad un suo amico e commilitone venti anni dopo l&#8217;epoca dei fatti, fa sì che ques&#8217;ultimo scopra di non avere più nulla nella sua memoria riguardo a quel periodo, benché consapevole della sua partecipazione in prima linea in quella guerra. La curiosità, e forse anche una piccola dose di rimorso, spingono Ari Folman (è lui il commilitone &#8216;senza memoria&#8217; di Baaz) ad intraprendere un lungo e non facile cammino di ricostruzione della storia di quei terribili fatti attraverso la ricostruzione del suo vissuto di quei giorni.</p>
<p>Il racconto si snoda di fatto attraverso le risposte di quanti, principalmente commilitoni ma anche un amico analista, vengono interpellati per scavare nella propria memoria e riportare alla luce quanto accadde; ciò che  sono in grado, ma soprattutto hanno voglia, di ricordare.</p>
<p>Le interviste vengono presentate in modo da fornire una serie di frammenti ordinati cronologicamente dei giorni che vanno dal&#8217;inizio delle operazioni in Libano fino al 18 settembre 1982; ognuno a raccontare le proprie angosce, le proprie visioni, le proprie convinzioni, le proprie gesta; giovani uomini inviati al fronte dopo un breve addestramento della cui inutilità si rendono presto conto: lo sconcerto di fronte alla guerra &#8216;vera&#8217; sembra sincero e ben rappresentato.</p>
<p>Man mano che ci si avvicina alla data fatidica i ricordi di Ari lentamente riemergono; fa fatica a distinguere in alcuni casi i fatti veri da quelli costruiti nella sua immaginazione, ma al momento di parlare della sera del 16 settembre prende con decisione la parola. Attestato nel secondo dei tre cordoni di &#8216;protezione&#8217; schierati dall&#8217;esercito israeliano attorno ai campi, restituisce l&#8217;incredibile sequenza di centinaia (se non migliaia) di morti annunciate, sotto lo sguardo inerte dei soldati schierati ai bordi dei campi e quello un po&#8217; compiaciuto degli alti comandi, fino a quello colpevole quantomeno di omissione dell&#8217;allora ministro israeliano della difesa Ariel Sharon.</p>
<p>Tutto ciò viene nel film rappresentato con disegni animati; disegni dal tratto volutamente approssimato, caratterizzati da un cromatismo essenziale quanto indovinato nella resa di atmosfere inquietanti e spesso tragiche. Il tutto accompagnato a mio avviso ottimamente dalle musiche di Max Richter: composizioni, riarrangiamenti e ricomposizioni che sottolineano in maniera convincente i passaggi significativi del film, con particolare predilezione per quelli più drammatici.</p>
<p>Tutto sommato trovo Valzer con Bashir decisamente un bel film. Solo che&#8230;</p>
<p>Solo che è un film che parla di una guerra, di una delle tante &#8216;sporche&#8217; guerre combattute dal genere umano (come se possano esistere guerre non sporche; come se &#8216;guerra giusta&#8217; potesse essere altro che un ossimoro dai nefasti effetti). L&#8217;ennesima guerra che mezzi di comunicazione sempre più potenti, avidi ed impietosi ci servono insieme alla cena, a farci sentire personaggi di un enorme videogame. Perché se la cronaca è un diritto a cui i signori giornalisti o supponenti tali non rinunciano, l&#8217;informazione dovrebbe essere sacra, pluralista e presentata con la massima onestà intellettuale possibile;  e non l&#8217;ennesimo strumento di potere.</p>
<p>Ben venga quindi un film a rispolverare fatti terribili avvenuti meno di trent&#8217;anni fa; ben venga a ricordare la cronologia degli eventi che portarono ad una tragedia del tutto simile, tramite che per il numero di vittime, agli orrori del nazismo; ben venga a sottolineare che gli autori di tali gesta furono i falangisti libanesi seguaci di Bashir, organizzazione paramilitare del partito politico espressione della comunità cristiano maronita; ben venga a mostrare l&#8217;inerzia dei soldati israeliani, dei loro comandanti diretti, fino alla compiacenza degli alti comandi.</p>
<p>Ma, senza con questo voler colpevolizzare il film, la ricostruzione del protagonista al suo ruolo di preoccupato osservatore di un massacro più che annunciato ha molto il sapore dell&#8217;autoassoluzione. E se forse nel contesto specifico si potrebbe anche giustificare l&#8217;autoassoluzione di un soldato ventenne, probabilmente del tutto inerme, sia moralmente che materialmente, di fronte a quanto accadeva sotto i suoi occhi, dubbi sempre più profondi si scatenano riguardo all&#8217;Uomo.</p>
<p>E&#8217; mai possibile che la natura umana renda possibili azioni tanto tragiche? Che l&#8217;osservazione di tali azioni non scateni nel profondo di ogni essere umano una rabbia ed un moto di ribellione ineluttabili come l&#8217;eruzione di un vulcano? E&#8217; mai possibile che quando si incontrino seguaci delle tre principali religioni monoteiste del mondo prima o poi si debbano contare le vittime (innocenti!)? E&#8217; mai possibile che chi ha la responsabilità materiale o morale di tali enormi violenze possa ancora dormire la notte, possa ancora avere una vita sociale, possa ancora arrivare a ricoprire cariche pubbliche? E&#8217; mai possibile che viviamo in un mondo siffatto?</p>
<p>La drammaticità di tali domande è seconda solo allo sgomento causato dall&#8217;agghiacciante silenzio che si ottiene come risposta.</p>
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		<title>Come Dio Comanda &#8211; Gabriele Salvatores</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 19:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Night Hawk</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Come Dio Comanda]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Salvatores]]></category>
		<category><![CDATA[Niccolò Ammaniti]]></category>
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		<category><![CDATA[provincia]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Una pioggia infinita, inesorabile, domina la scena madre del film. In un bosco, di notte, i tre personaggi completano il loro profilo ruotando attorno al dramma che si consuma; di fatto dal dramma stesso dominati. Premetto che non ho letto il libro di Ammaniti, per cui le mie considerazioni valgono solo per quanto visto sul [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pierogiordani.wordpress.com&amp;blog=4564076&amp;post=168&amp;subd=pierogiordani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://comediocomanda.it.msn.com/"><img class="alignnone size-full wp-image-170" title="Come Dio Comanda" src="http://pierogiordani.files.wordpress.com/2009/01/comediocomanda.jpg?w=420&#038;h=588" alt="Come Dio Comanda" width="420" height="588" /></a></p>
<p>Una pioggia infinita, inesorabile, domina la scena madre del film. In un bosco, di notte, i tre personaggi completano il loro profilo ruotando attorno al dramma che si consuma; di fatto dal dramma stesso dominati.</p>
<p>Premetto che non ho letto il libro di Ammaniti, per cui le mie considerazioni valgono solo per quanto visto sul grande schermo; il film cattura in maniera decisa, sia durante la fase preparatoria con la definizione dei personaggi e del contesto, sia nella lunga suspence del dramma notturno, sia nella evoluzione della trama fino alla scena finale. E&#8217; un film che trasmette emozioni intense, e non sempre piacevoli.</p>
<p>E&#8217; anche un film che stimola, o perlomeno nel mio caso ha stimolato, una discussione discretamente approfondita sul modo in cui una storia di una indefinita provincia italiana viene portata in scena. D&#8217;ora in poi ci saranno diverse descrizioni di scene e situazioni del film, per cui a chi non l&#8217;avesse ancora visto e desiderasse goderselo senza anticipazioni sulla trama, consiglio di interrompere la lettura.</p>
<p>Non mi è chiaro il messaggio di fondo, o perlomeno quello che ho tentato di leggere come un messaggio di fondo. Il film descrive inizialmente una triste realtà di emarginazione, probabilmente realistica, ed in tale contesto si consuma un dramma, più occasionale che cercato, all&#8217;apparenza inevitabile in un contesto tanto negativo; intrisa di tutto ciò la vicenda di un padre ed un figlio, sublimata nella commovente scena finale che forse va letta come l&#8217;amore paterno e filiale più forti di ogni altra cosa. Ma allora è il finale di un altro film.</p>
<p>Il personaggio del padre, Rino Zena, viene dipinto come un personaggio estremamente negativo: poco responsabile del figlio Cristiano, senza lavoro e con poca fantasia di cercarlo, a parte farsi portavoce del luogo comune degli extracomunitari che tolgono lavoro agli italiani (e che il film fa intuire che più che altro vengono sfruttati al posto degli italiani), violento, anche se più nel senso di farsi giustizia da solo, e amante delle armi, con cui gioca insieme al figlio a spaventare l&#8217;amico Quattro Formaggi. Ed infine adoratore del nazismo, con una immensa svastica in camera da letto e un insistente indottrinamento del figlio, deducibile dal tema di scuola del ragazzo. Indottrina il figlio anche con la sua nera visione del mondo, lo incoraggia a guadagnarsi il rispetto con la violenza disinteressandosi di qualsiasi altra forma di educazione; lotta contro l&#8217;assistente sociale (apparentemente tutt&#8217;altro che all&#8217;altezza della situazione) che ripetutamente gli agita lo spauracchio della sottrazione del figlio, che in quel contesto sembrerebbe quasi la soluzione migliore per Cristiano.</p>
<p>Una certa rivalutazione viene concessa a Rino nella notte del dramma: quando scopre il terribile gesto dell&#8217;amico Quattro Formaggi mostra di avere ancora dei valori, al punto che sembra quasi voglia fare giustizia sul posto. Ma è la scena finale del film che lascia perplessi: Cristiano si dispera accanto al letto del padre, che crede ancora in coma, per aver avuto il dubbio che fosse l&#8217;autore del terribile gesto; comportamenti e sentimenti del ragazzo sono più che comprensibili, ma di fatto trasformano Rino, commosso dalle parole del figlio, quasi nell&#8217;eroe di tutta la vicenda. Una sorta di sdoganamento di un personaggio mostrato a lungo come un poco di buono ma che in fondo è pur sempre un padre che vuole bene al proprio figlio, ed è per giunta vittima del peggior sospetto da parte di quest&#8217;ultimo. Forse il messaggio di questo film non l&#8217;ho compreso&#8230;.o forse è veramente Dio che comanda&#8230;.e che porta al risveglio di Rino ed al risolutivo gesto di Quattro Formaggi. Peplessità.</p>
<p>Qualche aspetto del film è un po&#8217; sopra le righe; e non mi riferisco al personaggio di Quattro Formaggi, anche se a volte pure lui pare eccessivo nella sua realtà distorta. La lunga notte di Cristiano appare poco credibile: il ragazzo ritrova, quantomeno fortunosamente, il padre colto da malore nel bosco denso di pioggia; poi carica il corpo del padre, e successivamente quello della ragazza,  nel furgone, guidandolo fino a casa; trascina il corpo del padre fino alla camera da letto, issandolo su un piano di scale, lo ripulisce completamente in modo da poter dire al personale dell&#8217;ambulanza, che ha provveduto a chiamare, che è stato colto da malore nel suo letto (e viene creduto). Sembra decisamente troppo per un ragazzo di quattordici anni, anche perché tutto ciò si svolge nell&#8217;arco di poche ore.</p>
<p>La lunga notte di Cristiano viene condita con un po&#8217; di suspence ulteriore, quando gli si spegne il furgone in prossimità degli operai al lavoro sulla carreggiata, e sembra che non ci sia verso di farlo ripartire; si rimette miracolosamente in moto quando uno degli operai iniziava ad avvicinarsi. Ci si immagina che l&#8217;indomani, quando per la scomparsa della ragazza verranno avviate le indagini, il fatto che gli operai, al lavoro sulla strada che la ragazza percorreva per tornare a casa, abbiano notato il furgone possa costituire una informazione preziosa, che avrebbe messo in crisi la versione del ragazzo sul malore del padre in casa. Invece niente di tutto ciò: la suspance era fine a se stessa e la scena non ha alcun effetto nella trama successiva. A tal proposito c&#8217;è da dire che anche l&#8217;avventura sessuale occasionale di Rino sembra sostanzialmente abbia poco da aggiungere alla trama ed alla definizione dei personaggi; a voler essere cattivi pare quasi aggiunta giusto perché una scena di sesso ci sta sempre bene.</p>
<p>Da apprezzare comunque la coraggiosa scelta della lunga, lunghissima scena notturna in cui si compie il dramma: praticamente senza dialoghi, praticamente senza luce (ma valida la fotografia a mostrare quanto basta) ma ciò nonostante mai stancante e mai noiosa da far cadere l&#8217;attenzione, probabilmente anche grazie ad un sapiente montaggio.</p>
<p>Insomma, un film che merita di essere visto. Anche perché ognuno possa farsi la propria opinione, in quanto credo che Come Dio Comanda non possa lasciare indifferenti.</p>
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		<title>Braccia, solo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 21:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Night Hawk</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immagini]]></category>
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		<category><![CDATA[braccia]]></category>
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		<description><![CDATA[Scansione da pellicola ILFORD PAN F Plus 50. Immagine realizzata in studio, con luce flash (doppia). Nikon F4 con Sigma 28-70/2.8 Perché si scatta una foto? Ed inoltre perché la si scatta in un modo piuttosto che in un altro? Sono molti anni che faccio foto, pur rimanendo nell&#8217;ambito del tutto amatoriale, e non mi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pierogiordani.wordpress.com&amp;blog=4564076&amp;post=110&amp;subd=pierogiordani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://pierogiordani.files.wordpress.com/2008/11/braccia-solo.jpg" target="_blank"><img class="size-full wp-image-111 aligncenter" title="braccia-solo" src="http://pierogiordani.files.wordpress.com/2008/11/braccia-solo.jpg?w=240&#038;h=159" alt="Braccia, solo" width="240" height="159" /></a></p>
<p style="text-align:center;">Scansione da pellicola ILFORD PAN F Plus 50. Immagine realizzata in studio, con luce flash (doppia).</p>
<p style="text-align:center;">Nikon F4 con Sigma 28-70/2.8</p>
<p style="text-align:left;">Perché si scatta una foto? Ed inoltre perché la si scatta in un modo piuttosto che in un altro?</p>
<p style="text-align:left;">Sono molti anni che faccio foto, pur rimanendo nell&#8217;ambito del tutto amatoriale, e non mi sono mai soffermato più di tanto su questa riflessione; ricordo diversi casi, anche meno recenti, in cui un&#8217;immagine mi ha letteralmente &#8216;chiamato&#8217;, in cui ho in effetti ricercato, a volte riuscendoci a volte meno, un certo risultato. A volte (poche) ho scattato pensando ad un risultato e benché non l&#8217;abbia raggiunto, è venuta comunque una foto interessante; il più delle volte l&#8217;idea iniziale non ha portato a nulla che ritenessi interessante e/o degno d&#8217;esser ricordato.</p>
<p style="text-align:left;">Tutto ciò non è cambiato molto nella mia prima esperienza in studio; ciò che ho avvertito come profonda differenza è stata la necessità di maggiore concentrazione sul soggetto, quando magari vagando con la reflex in pugno se una scena non stuzzica immediatamente la ricerca di una inquadratura si passa rapidamente ad altro.</p>
<p style="text-align:left;">In studio il soggetto è quello, ed occorre sforzarsi di vederlo con molti occhi diversi; per cui mi sono lasciato andare all&#8217;iperosservazione dei dettagli, alla loro analisi per cercare qualcosa da tirarne fuori, girandogli intorno per scovare il punto di vista migliore.</p>
<p style="text-align:left;">La foto è nata più o meno così. Due braccia spersonalizzate, movimentate dalla stoffa, in condizioni di luce diverse: la prima illuminata dal piccolo spot e la seconda dal bank.</p>
<p style="text-align:left;">La scelta di fotografare dal &#8216;lato oscuro&#8217; ha sicuramente premiato, almeno per quanto riguarda l&#8217;atmosfera un po&#8217; dark che apprezzo molto (a posteriori; il grosso problema di fotografare con il flash è che nel mirino la vera illuminazione non si vede). Mi piace leggere nella foto (sempre a posteriori) una sorta di &#8216;rivincita&#8217; del braccio sinistro, nel caso specifico anche meno illuminato, a cui viene finalmente concessa la dignità di soggetto principale, concessione non immeritata in quanto si dimostra estremamente interessante, grazie anche alla tridimensionalità evidenziata dalle pieghe del tessuto. La situazione è tranquilla, la postura rilassata; l&#8217;illuminazione soffusa e debole la rende intima senza drammatizzarla.</p>
<p style="text-align:left;">Tutto ciò, ovviamente, a parer mio; per quanto mi sia sforzato di osservare in maniera distaccata, la foto mi piace (è il motivo per cui la pubblico). Chi ha voglia e tempo e vuole lasciare la sua opinione è sempre benvenuto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pierogiordani.wordpress.com/110/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pierogiordani.wordpress.com/110/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pierogiordani.wordpress.com/110/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pierogiordani.wordpress.com/110/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pierogiordani.wordpress.com/110/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pierogiordani.wordpress.com/110/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pierogiordani.wordpress.com/110/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pierogiordani.wordpress.com/110/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pierogiordani.wordpress.com/110/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pierogiordani.wordpress.com/110/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pierogiordani.wordpress.com/110/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pierogiordani.wordpress.com/110/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pierogiordani.wordpress.com/110/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pierogiordani.wordpress.com/110/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pierogiordani.wordpress.com&amp;blog=4564076&amp;post=110&amp;subd=pierogiordani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Night Hawk</media:title>
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			<media:title type="html">braccia-solo</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Non ho parole&#8230;</title>
		<link>http://pierogiordani.wordpress.com/2008/11/27/non-ho-parole/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 12:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Night Hawk</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolti]]></category>
		<category><![CDATA[Visioni]]></category>
		<category><![CDATA[auditorium parco della musica]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[Herbie Hancock]]></category>
		<category><![CDATA[Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Jazz Festival]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; vero. Dopo le grandi emozioni di un grande concerto di un grande musicista (anzi dovrei dire di sei grandi musicisti) vorrei parlarne in qualche modo; ma qui davanti alla tastiera cerco disperatamente nella memoria parole e frasi, magari lette od ascoltate chissà dove e chissà da chi, che possano in qualche modo descrivere l&#8217;esperienza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pierogiordani.wordpress.com&amp;blog=4564076&amp;post=146&amp;subd=pierogiordani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.auditorium.com/eventi/4929152"><img class="alignnone size-full wp-image-147" title="HH" src="http://pierogiordani.files.wordpress.com/2008/11/222_herbie_0811.jpg?w=222&#038;h=192" alt="HH" width="222" height="192" /></a></p>
<p>E&#8217; vero.</p>
<p>Dopo le grandi emozioni di un grande concerto di un grande musicista (anzi dovrei dire di sei grandi musicisti) vorrei parlarne in qualche modo; ma qui davanti alla tastiera cerco disperatamente nella memoria parole e frasi, magari lette od ascoltate chissà dove e chissà da chi, che possano in qualche modo descrivere l&#8217;esperienza di un ascolto. Di un ascolto dal vivo. Di un ascolto dal vivo di musica spettacolare.</p>
<p>Ecco, ho usato il primo aggettivo, ma è forse il più banale che esista. E allora provo a descrivere ciò che sono stati i miei pensieri, le mie sensazioni, mentre le vibrazioni dell&#8217;aria che riempiva la sala Santa Cecilia si trasmettevano al mio corpo (e non solo alle orecchie, ovviamente), accendendo risonanze fisiche e non solo.</p>
<p>Ogni pezzo era un nuovo giro su una nuova giostra; lo so, ho già usato altrove questo paragone, ma credo proprio che sia quello che in qualche modo meglio descriva la percezione dell&#8217;evento sonoro. Quantomeno di eventi sonori coinvolgenti come (anche) questo è stato.</p>
<p>Per la precisione direi un ottovolante. Proprio così: sull&#8217;ottovolante ci si siede e parte dolcemente, poi accelera e curva, e comincia a squoterci ed emozionarci. Poi ad un certo punto comincia a salire, e rallenta, rallenta, rallenta; ma sappiamo che è solo una più o meno lunga preparazione alla discesa, che sarà certo velocissima, con l&#8217;aria che ci riempirà la bocca spalancata e sfrigolerà gli occhi spremendone le lacrime.</p>
<p>E poi, dopo la discesa si ritrova un po&#8217; la calma: si tranquillizza il cuore che aveva raddoppiato i battiti, si riprende una respirazione normale, ci si aggiusta un po&#8217; i capelli. Ma non è finita&#8230;.ci sono altre curve e una nuova rampa.</p>
<p>Lunghe esecuzioni di ogni pezzo, in pieno stile jazz, con avvio in ensemble e poi spazio ai vari soli, che spesso si avviano in sordina per poi crescere; il dinamismo fisico dell&#8217;esecutore che aumenta insieme a quello sonoro; fino a quando gli altri musicisti, gentilmente appartatisi per lasciare l&#8217;intera scena al solista, riprendono posto ai loro strumenti e si inseriscono nella trama musicale per completare insieme l&#8217;opera intessuta dal solista.</p>
<p>E poi è la volta di un nuovo solo.</p>
<p>Quasi tre ore in questo stato di grazia, guidati, o forse è il caso di dire spinti, verso terre musicali inesplorate: un basso che nel suo vorticoso incedere faceva spesso tremare le pareti; una batteria che costituiva spettacolo anche per gli occhi, anche per i tanti modi insoliti di dare il suo supporto ritmico; una chitarra apparentemente defilata ma che si impadroniva della scena non appena aveva il suo spazio; una tromba lacerante eppure dolce allo stesso tempo; una armonica (si, proprio quella a bocca con cui abbiamo giocato da piccoli) degnamente elevata allo stesso rango degli ottoni nelle orchestre jazz; ed un leader che si alternava tra un Fazioli ed un synth di ultima generazione senza atteggiamenti da primadonna, nonostante l&#8217;indiscussa grandezza.</p>
<p>Che altro aggiungere?</p>
<p>Nulla. Non so cosa altro aggiungere ad un velleitario tentativo di usare le parole per descrivere qualcosa di molto più complesso del linguaggio. E probabilmente non molto riuscito, a conferma del titolo del post&#8230;</p>
<p><em>Herbie Hancock Sextet &#8211; Roma Jazz Festival &#8211; Auditorium Parco della Musica &#8211; 26 novembre 2008</em></p>
<p><em>Herbie Hancock, Terence Blanchard, James Genus, Lionel Loueke, Gregoire Maret, Kendrick Scott</em></p>
<p><em>Una data e dei nomi da ricordare&#8230;.per chi c&#8217;era.</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pierogiordani.wordpress.com/146/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pierogiordani.wordpress.com/146/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pierogiordani.wordpress.com/146/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pierogiordani.wordpress.com/146/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pierogiordani.wordpress.com/146/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pierogiordani.wordpress.com/146/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pierogiordani.wordpress.com/146/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pierogiordani.wordpress.com/146/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pierogiordani.wordpress.com/146/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pierogiordani.wordpress.com/146/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pierogiordani.wordpress.com/146/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pierogiordani.wordpress.com/146/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pierogiordani.wordpress.com/146/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pierogiordani.wordpress.com/146/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pierogiordani.wordpress.com&amp;blog=4564076&amp;post=146&amp;subd=pierogiordani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Night Hawk</media:title>
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			<media:title type="html">HH</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Gioco d&#8217;azzardo</title>
		<link>http://pierogiordani.wordpress.com/2008/11/19/gioco-dazzardo/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 09:38:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Night Hawk</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolti]]></category>
		<category><![CDATA[Visioni]]></category>
		<category><![CDATA[canzone]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d'azzardo]]></category>
		<category><![CDATA[Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Conte]]></category>
		<category><![CDATA[testo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sera sono stato ad un concerto. Ma non voglio raccontare del concerto, neanche chi era e dove (tanto si capisce). Mi è solo venuta voglia di celebrare una canzone, una di quelle canzoni che conosco da molto tempo, che ho ascoltato molte volte, di cui imparai a memoria le parole; ma poi per tanto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pierogiordani.wordpress.com&amp;blog=4564076&amp;post=135&amp;subd=pierogiordani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera sono stato ad un concerto.</p>
<p>Ma non voglio raccontare del concerto, neanche chi era e dove (tanto si capisce).</p>
<p>Mi è solo venuta voglia di celebrare una canzone, una di quelle canzoni che conosco da molto tempo, che ho ascoltato molte volte, di cui imparai a memoria le parole; ma poi per tanto tempo, preso da nuove scoperte o suggerimenti, dalle piccole e grandi cose da fare, non ho più cercato tra i dischi e i dischetti per dedicarle un ascolto come si deve.</p>
<p>Inutile dire, credo, che ieri sera è stata eseguita al concerto. Inutile dire che la musica dal vivo ha sempre quel valore aggiunto che il miglior impianto di riproduzione non può dare: e non è solo il fatto che si vedono i musicisti indaffarati con i propri strumenti (in fin dei conti esistono anche i DVD di concerti), e che mentre si segue con la mente una delle parti del pezzo si può seguire son lo sguardo il musicista che la esegue; e non è solo il fatto che l&#8217;acustica di un teatro comunque riesce ad avvolgerci con il suono (esistono ormai da tempo i sistemi audio multicanale anche per l&#8217;ascolto casalingo, e c&#8217;è da dire che spesso anche nei teatri sempre di musica amplificata si tratta); e non è solo che l&#8217;ascolto al buio, insieme a molte altre persone in religioso silenzio aggiunge un sapore leggermente mistico all&#8217;esperienza. E&#8217; l&#8217;insieme di tutte queste cose e qualcosa in più, è un totale che supera la somma delle parti (sto smentendo il Principe, lo so, ma penso che comprenderebbe).</p>
<p>La canzone in questione è una splendida canzone d&#8217;amore, una piccola storia che l&#8217;autore ci racconta in maniera del tutto trasversale, come ormai ci ha abituato da anni; e nonostante la trasversalità, o forse proprio per quello, riesce a toccare delle corde che uno non si aspetta di sentir vibrare.</p>
<p>Ho riletto il testo della canzone, dopo averlo degustato con attenzione ieri sera. E senza nulla voler togliere alle splendide armonie di cui l&#8217;autore è capace, che anzi sanno esaltare la particolare poeticità dei testi, penso che anche una lettura in stile poesia possa trasmettere grandi emozioni.</p>
<p>E quindi riporto il testo qui sotto, sperando che il buon Paolo non me ne voglia.</p>
<p>Per inciso il titolo della canzone è il titolo dell&#8217;articolo; l&#8217;album in cui è contenuta è il titolo del blog.</p>
<p>L&#8217;autore è <a href="http://www.paoloconte.it/" target="_blank">Paolo Conte</a>.</p>
<p><em>C&#8217;era fra noi<br />
un gioco d&#8217;azzardo<br />
ma niente ormai<br />
nel lungo sguardo<br />
spiega qualcosa,<br />
forse soltano<br />
certe parole<br />
sembrano pianto,<br />
sono salate,<br />
sanno di mare<br />
chissà, tra noi,<br />
si trattava d&#8217;amore</em></p>
<p><em>Ma non parlo di te,<br />
io parlo d&#8217;altro<br />
il gioco era mio,<br />
lucido e scaltro<br />
Io parlo di me,<br />
di me che ho goduto<br />
di me che ho amato<br />
e che ho perduto</em></p>
<p><em>E trovo niente<br />
da dire o da fare<br />
Però tra noi<br />
si trattava d&#8217;amore</em></p>
<p><em>C&#8217;era fra noi<br />
un gioco d&#8217;azzardo,<br />
gioco di vita,<br />
duro e bugiardo<br />
Perché volersi<br />
e desiderarsi<br />
facendo finta<br />
di essere persi.<br />
Adesso tardi<br />
e dico soltanto<br />
che si trattava d&#8217;amore,<br />
e non sai quanto.</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pierogiordani.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pierogiordani.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pierogiordani.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pierogiordani.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pierogiordani.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pierogiordani.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pierogiordani.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pierogiordani.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pierogiordani.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pierogiordani.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pierogiordani.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pierogiordani.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pierogiordani.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pierogiordani.wordpress.com/135/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pierogiordani.wordpress.com&amp;blog=4564076&amp;post=135&amp;subd=pierogiordani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Night Hawk</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Pranzo di Ferragosto &#8211; Gianni Di Gregorio</title>
		<link>http://pierogiordani.wordpress.com/2008/11/17/pranzo-di-ferragosto-gianni-di-gregorio/</link>
		<comments>http://pierogiordani.wordpress.com/2008/11/17/pranzo-di-ferragosto-gianni-di-gregorio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 20:14:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Night Hawk</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visioni]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Ganni Di Gregorio]]></category>
		<category><![CDATA[Pranzo di Ferragosto]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[terza età]]></category>

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		<description><![CDATA[La trasposizione in film di Fiori Trasteverini, canzone popolare romana ormai forse sconosciuta ai più che lavorano e vivono in questa città. L&#8217;intro vuole essere ovviamente una battuta (non certo all&#8217;altezza della &#8216;carineria&#8217; del nostro PdC), ma una delle trame da seguire in questo piacevole film è proprio lo stile vita da nobiltà povera dei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pierogiordani.wordpress.com&amp;blog=4564076&amp;post=114&amp;subd=pierogiordani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-115" title="Pranzo Di Ferragosto" src="http://pierogiordani.files.wordpress.com/2008/11/pranzodiferragosto.jpg?w=420&#038;h=600" alt="Pranzo Di Ferragosto" width="420" height="600" /></p>
<p>La trasposizione in film di Fiori Trasteverini, canzone popolare romana ormai forse sconosciuta ai più che lavorano e vivono in questa città.</p>
<p>L&#8217;intro vuole essere ovviamente una battuta (non certo all&#8217;altezza della &#8216;carineria&#8217; del nostro PdC), ma una delle trame da seguire in questo piacevole film è proprio lo stile vita da nobiltà povera dei protagonisti, madre e figlio, abitanti di un quartiere Trastevere che forse non riconosciamo più neanche noi che a Roma ci viviamo. Una lunga sequenza di dettagli più o meno marcati mostrano una signorilità all&#8217;apparenza fuori luogo nel contesto in cui si esprime, ricordando forse un po&#8217; i personaggi interpretati dal grande Vittorio De Sica. E quindi assistiamo a Gianni che entra nel vini e oli (ma esisteranno ancora?) per comprare il vino e degustare un bicchiere di &#8216;bianchetto&#8217;, chiedendo poi al gestore di &#8216;segnare&#8217; anche le due bottiglie appena prese per aggiungerle ad un saldo dei debiti già significativo; lo vediamo insistere con la degustazione di un bianco, si immagina ben fresco, durante la preparazione dei pasti, tenendo la bottiglia rigorosamente nel secchiello; e poi la scelta obbligata del pesce per il fatidico pranzo, che poi saranno cefali pescati al Tevere da extracomunitari (sicuramente freschi, ma non so quanti romani di oggi, me compreso, li mangerebbero!); e infine l&#8217;offerta del vino allo stesso pescatore, preso dalla cassa appena comprata non certo a prezzo modico. Anche il suo modo di accettare i soldi, &#8216;donati&#8217; per ottenere qualcosa in cambio, è quasi &#8216;naturale&#8217;, senza un briciolo di ipocrisia o un inopportuno sussulto di dignità, ma d&#8217;altro canto senza mimimamente apparire come una figura interessata solo al denaro quando poi si tratta di gestiere i rapporti umani con l&#8217;allegra compagnia.</p>
<p>Ed infatti altra trama da seguire è quella relativa all&#8217;umanità, o meglio alla progressiva umanizzazione dell&#8217;ospitalità offerta dai padroni di casa alle improbabili ospiti. Ospitalità non offerta certo spontaneamente, anzi piuttosto oggetto di baratto per questioni di comodo da una parte (avere le mani libere per dedicarsi all&#8217;amichetta) e di necessità dall&#8217;altra (cifre significative &#8216;depennate&#8217; dalla lista di debiti verso il condominio); e quindi gesto che sembra tuttaltro che altruistico (un po&#8217; meno opportunista l&#8217;accordo con l&#8217;amico medico). Ma via via che i personaggi interagiscono tra loro, la &#8216;necessità&#8217; di buoni rapporti umani emerge in tutta la sua forza: e quindi Gianni cerca il più possibile di assecondare ogni esigenza, cercando comunque di contenerle per quieto vivere (indifferentemente nei confronti delle ospiti e della madre); la madre stessa, resasi conto di aver avuto una reazione eccessivamente altezzosa, recita al figlio il mea culpa e decide di avviare una riconciliazione; l&#8217;atteggiamento iniziale di Marina molto poco conciliante, culminante con la &#8216;fuga di mezzanotte&#8217;, si trasforma man mano che aumenta l&#8217;interazione con gli altri, a dimostrare come soffrisse in realtà solo di mancanza di amicizie. Il tutto culmina nel discreto lieto fine quando la fine di quella convivenza inizialmente un po&#8217; forzata mette tristezza a tutti, ma poi&#8230;</p>
<p>L&#8217;ordito di questo film è costituto dalla scelta di vita di Gianni, di fatto dedicata ed assorbita completamente dalla madre: assolutamente non intesa come fardello di cui s&#8217;è dovuto far carico, quanto piuttosto di una propria libera scelta di vita, che in fondo forse gli consente di mantenere quell&#8217;apparenza un po&#8217; aristocratica a cui era abituato. La &#8216;dedizione&#8217; di cui riempie le sue giornate è la colonna portante della sceneggiatura, che si avvia proprio con Gianni che legge Dumas per la madre, prima che si addormenti; ogni momento di quei due giorni in cui si svolge la storia è pervaso dell&#8217;infinita pazienza con esercita il suo accudire, senza mai un momento di tensione o di sfogo; e quando alla madre si aggiungono le altre tre signore in maniera del tutto naturale estende alle nuove arrivate lo stesso identico modo di fare.</p>
<p>Nota a margine per quanto riguarda proprio il tipo di rapporto che si instaura tra il protagonista e le anziane donne: Gianni è in grado di mostrare una dolcezza pur nella necessità di gestire l&#8217;imprevista convivenza, con le varie problematiche personali da conciliare; evitando i contrasti riesce a risolvere le situazioni difficili, attuando una strategia tipica dei rapporti con i bambini (ma invecchiando, si sa&#8230;).</p>
<p>Anche dal punto di vista cinematografico trovo il film estremamente piacevole: girato quasi tutto in interni, con inquadrature abbastanza ristrette su personaggi ed oggetti a spingerci dentro quegli ambienti e poterne respirare l&#8217;aria. I primi e primissimi piani sui volti delle anziane donne mostrano certo i segni dell&#8217;età, ma anche le espressioni di serena accettazione del proprio essere e della propria esistenza; e ciò credo non valga solo per i personaggi, dato che dalle note di regia emerge che le attrici sono tutte debuttanti. Una segnalazione particolare per un paio di scene di riferimento che mi sono rimaste negli occhi: la mamma del protagonista che si trucca per ricevere le ospiti e l&#8217;espressione della mamma del dottore quando le viene sottratto il prosciutto&#8230;</p>
<p>Tanto per restare in tema di scene ed inquadrature, carinissima verso l&#8217;inizio la scena ad inquadratura fissa sull&#8217;ingresso della bottega di vini e oli, con due sedie fuori ed una botte a far da tavolo, ed il nostro protagonista con il suo amico che tentano una conversazione parlando del caldo e dei turisti, di fronte ad un <em>sospiro</em>.</p>
<p>La fotografia rende molto bene l&#8217;interno della casa: una illuminazione discreta, come la storia che si racconta, mostra e nasconde locali ed arredi aumentando il senso di intimità; le scene serali e notturne, apparentemente illuminate solo da qualche abat-jour, trasmettono netta la sensazione all&#8217;osservatore di aggirarsi egli stesso nella casa mentre le donne riposano; anche la ripresa in esterno notte sembra quasi una scena di interni. A queste immagini soffuse fanno da contraltare le non molte riprese in esterno giorno, rese abbacinanti dal sole estivo romano che fa male agli occhi.</p>
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			<media:title type="html">Pranzo Di Ferragosto</media:title>
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		<title>La Classe &#8211; Laurent Cantet</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 11:58:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Night Hawk</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pierogiordani.files.wordpress.com/2008/10/laclasse.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-94" title="La Classe" src="http://pierogiordani.files.wordpress.com/2008/10/laclasse.jpg?w=432&#038;h=617" alt="" width="432" height="617" /></a></p>
<p>Sono ormai svariati anni che non frequento i locali di un qualche istituto scolastico; ed i ricordi si riferiscono, come è ovvio, a quando occupavo, peraltro con buon profitto, un qualche banco in una qualche aula. Conosco persone che sono tornate in classe in età adulta, ovviamente dall&#8217;altra parte della barricata, ed ho registrato la loro sopresa nel trovarsi in un ambiente che non erano in grado di riconoscere, confrontandolo con i ricordi di alunni.</p>
<p>Tutto ciò per dire che sono rimasto molto sorpreso dalla rappresentazione di una classe di scuola media (francese) portata sul grande schermo da Laurent Cantet; ma non sono in grado di dire se avrei la stessa sorpresa nell&#8217;osservare da dentro le mura una qualsiasi classe della mia (ex) scuola media. Ciononostante non mi esimo dall&#8217;esprimere commenti su quanto visto, ferma restando la consapevolezza di un punto di vista ormai sicuramente distante dalla realtà della scuola attuale.</p>
<p>Cinematograficamente parlando il film si apre con una serie di immagini molto ravvicinate su quelli che saranno i maggiori protagonisti, piani strettissimi insistiti quasi a volerci fornire un imprinting sui soggetti da seguire con maggiore attenzione, &#8216;disturbando&#8217; poco o nulla tali immagini con i dialoghi. Quasi subito però scivola in una normale narrazione in cui i dialoghi, lunghi ed a volte volutamente insistenti, la fanno da padrone; il tutto comunque ripreso sempre molto dal di dentro (a sottolineare il titolo originale), a darci l&#8217;idea di avere anche noi spettatori una sedia ed un banco in quella classe. Non indugia su riprese ed immagini ad effetto ma cerca di porre sempre all&#8217;attenzione il nocciolo del film: il rapporto dei ragazzi con l&#8217;istruzione, rappresentata dal loro professore di francese, le loro difficoltà nel comprendere tale rapporto e le difficoltà dei loro insegnanti nello svolgere un &#8216;lavoro&#8217; che da sempre, almeno a mio avviso, deve essere interpretato molto più come una missione.</p>
<p>Devo dire anzi che trovo il film decisamente impietoso proprio nei confronti degli insegnanti: ne sottolinea la frequente inadeguatezza, certo non dal punto di vista della preparazione teorica sulle proprie materie, quanto nel comprendere la psicologia delle persone che hanno di fronte, nel guadagnarsi l&#8217;attenzione, il rispetto ed il riconoscimento dell&#8217;autorità esprimendo la propria personalità, e non semplicemente rivendicandoli nel nome del ruolo ricoperto. Aggiungo che gli insegnati della scuola del film sono tutti molto giovani; non so quanto ciò corrisponda alla realtà dalla scuola (perlomeno francese), e se da una parte trovo apprezzabile che i professori giochino a pallone nel cortile insieme agli studenti alla fine dell&#8217;anno scolastico (con la partecipazione addirittura del preside, per quanto relegato in porta, probabilmente per motivi di forma fisica), non posso fare a meno di pensare che paghino in classe l&#8217;inesperienza nel gestire contrasti in cui sono coinvolti in prima persona (penso alla reazione un po&#8217; permalosa dell&#8217;insegnante protagonista alle accuse rivoltegli dalle studentesse rappresentanti, punto di svolta nel film del rapporto con lo studente &#8216;difficile&#8217; Souleymane).</p>
<p>Eclatante è anche il caso dell&#8217;insegnante che si sfoga in sala docenti dicendo di voler abbandonare al proprio destino gli studenti di una classe difficile che non hanno voglia di studiare; si scuserà alla fine con gli imbarazzati colleghi, ma mostra un disagio probabilmente diffuso anche nella classe docente reale. Sia chiaro, non credo sia giusto pretendere che gli insegnanti siano dei santi, ed è umanamente ragionevole scoraggiarsi di fronte a situazioni particolarmente difficili; quello che vorrei fosse sempre chiaro è però l&#8217;importanza del ruolo ricoperto da questa categoria nei confronti dei ragazzi, della loro crescita culturale, ma anche, e aggiungerei soprattutto, della loro personale costruzione di una identità individuale.</p>
<p>Mi rendo conto di essere scivolato verso una (piccola) riflessione sul mondo della scuola, più che parlare del film. Ma d&#8217;altronde il cinema ha (o dovrebbe avere) anche lo scopo di sollevare dibattiti e riflessioni; e poi l&#8217;argomento è troppo caldo in questi giorni per lasciarselo sfuggire. Anzi, già che ci sono colgo l&#8217;occasione per esprimere la mia contrarietà al decreto 137/2008, meglio noto come decreto Gelmini.</p>
<p>Tornando al girato vorrei sottolineare un passaggio che ho trovato molto bello: a seguito dello svolgimento del tema autobiografico, il professor Marin invita gli studenti a leggere i loro scritti; tocca ad un certo punto allo studente Carl, giunto in classe ad anno scolastico iniziato perché espulso da un altro istituto. A differenza degli altri, lo studente recita (non legge) il proprio compito in una inquadratura esclusiva contro la lavagna, come se fosse in completa solitudine: il modo in cui lo studente punito ma non &#8216;ammorbidito&#8217; esprime se stesso è incredibilmente profondo.</p>
<p>L&#8217;apparente lieto fine nonostante i non pochi problemi emersi, rappresentato dalla partitella mista in cortile di cui ho già detto qualche riga più su, viene in realtà spazzato via dalla scena finale dei saluti, con la desolante riflessione dell&#8217;ultima ragazza che lascia l&#8217;aula, e con l&#8217;incapacità da parte del professor Marin di ribattere altro che non banali frasi di rito.</p>
<p>Cinematograficamente parlando val la pena di sottolineare che il film è girato in un vero liceo (liceo Françoise Dolto), che il professor Marin è interpetato da François Bégaudeau, professore di scuola secondaria e autore del libro &#8216;La classe&#8217; da cui il film è tratto, e che gli studenti sono impersonati da studenti della scuola stessa, temporaneamente prestati, con ottimi risultati, al ruolo di attori. E&#8217; per questo che si parla di film semidocumentaristico, anche se personalmente è un aspetto di cui preferisco non tener conto nella mia valutazione, decisamente positiva, del film.</p>
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		<title>Compleanno</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2008 07:48:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Night Hawk</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guidava frenetica, come al solito. Come al solito in ritardo. Nella testa l&#8217;eco dei pensieri appena fatti, che si intersecava con quelli appena distillati dalla camera magmatica in perenne attività, e ancora da mettere a fuoco; produrre qualcosa di coerente in quello stato era certo impresa titanica. Nella sauna metropolitana delle estati sempre più tropicali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pierogiordani.wordpress.com&amp;blog=4564076&amp;post=75&amp;subd=pierogiordani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_82" class="wp-caption alignnone" style="width: 442px"><a href="http://pierogiordani.files.wordpress.com/2008/10/13_martinez.jpg"><img class="size-full wp-image-82" title="chiamart(chiocciola)virgilio(punto)it" src="http://pierogiordani.files.wordpress.com/2008/10/13_martinez.jpg?w=432&#038;h=640" alt="" width="432" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Chiara Martinez: chiamart(chiocciola)virgilio(punto)it</p></div>
<p>Guidava frenetica, come al solito. Come al solito in ritardo.<br />
Nella testa l&#8217;eco dei pensieri appena fatti, che si intersecava con quelli appena distillati dalla camera magmatica in perenne attività, e ancora da mettere a fuoco; produrre qualcosa di coerente in quello stato era certo impresa titanica.<br />
Nella sauna metropolitana delle estati sempre più tropicali la visibilità non era certo ottimale; anche perché il sole era ormai abbastanza basso sull&#8217;orizzonte e dritto davanti a lei, tanto da rendere il parabrezza più simile al vetro traslucido di una lavagna luminosa.<br />
Eppure lo notò subito.<br />
Nel viale deserto di pedoni e di veicoli il suo corpo immobile non smetteva di stringere il guinzaglio di un cagnolino, come fosse l&#8217;unica ancora che trattenesse la sua presenza nel mondo, il peso addossato su un lampione, come uno stelo appassito che riprendesse respiro prima di tentare di riguadagnare il cielo. Non le sfuggì, nella posizione da lui assunta, la posa da abbandono delle membra e dei pensieri; percepì il denso senso di vuoto che si respirava in fondo al suo sguardo, ove si rifletteva la grigia mollezza dell&#8217;asfalto.<br />
Ed era evidente quanto anche il cane avesse coscienza dello stato d&#8217;animo del padrone, ad ennesima conferma del forte legame che esiste tra le due razze, o quantomeno da una verso l&#8217;altra.<br />
La reazione fu istintiva, e si ritrovò le mani serrate sui freni prima ancora che la mente prendesse coscienza di quanto l&#8217;istinto avesse percepito, valutato e comandato di conseguenza.<br />
Si fermò solo pochi metri oltre il lampione di sostegno, e scese. Mentre, anche nell&#8217;urgenza di quello slancio, non poteva esimersi dall&#8217;issare il motorino sul cavalletto, vide con la coda dell&#8217;occhio un giovane sfiorare col suo tragitto quel lampione decorato. Nello sguardo che dedicò a quel ragazzo un intenso quanto breve accenno di speranza, che accettò di spegnersi appena dovette inghiottire la noncuranza con cui passò attraverso quella scena apparentemente senza accorgersi della forma antropica che distingueva quel lampione da tutti gli altri. Nei piedi che guadagnavano terreno verso di lui, si convinse che fosse l&#8217;aria bollente e soprasatura di umidità la causa prima di quella sofferenza manifestata dall&#8217;innaturale immobilità. La mano sulla spalla e la domanda di rito dovettero sembrarle l&#8217;ennesima ripetizione di un cliché.<br />
Eppure l&#8217;incantesimo si sciolse.<br />
L&#8217;uomo abbondonò il suo rifugio mentale di essere inanimato per voltarsi lentamente, come appena risvegliato; e probabilmente il contatto umano fu per lui l&#8217;uscita da un incubo, dall&#8217;isolamento in cui era stato gettato da un destino non troppo benigno e comunque drammaticamente comune. Parole, forse pensate per un tempo enormemente lungo prima che trovassero uno sbocco verso una qualsiasi forma d&#8217;ascolto, eruppero nella forma di un lamento animalesco; un lungo ululato in cui condensò l&#8217;affitto e la povera pensione, la morte della moglie e la lunga solitudine, gli ultimi anni condotti attraverso una dignitosa miseria, percepita quel giorno in tutta la sua crudeltà.<br />
&#8220;Oggi è il mio compleanno, compio 75 anni e non ho neanche un soldo per dargli da mangiare&#8221; indicando il batuffolo di pelo improvvisamente rianimato dal suono della sua voce.<br />
Ed il culmine dell&#8217;ululato si smorzò in un pianto dipinto della più nera disperazione, quella che spreme lacrime anche da un corpo ormai stremato, e che le fa apparire come acqua sgorgante dalla roccia.<br />
Non poté fare a meno di immaginare il lungo cammino della vita di quell&#8217;uomo come una strada che dalla città si perde nelle campagne circostanti, interseca diramazioni mentre abbandona il grigio e l&#8217;asfalto e batte sentieri fatti di terra e di sterpi&#8230; e di come, a volte, senza accorgersene, ci si ritrovi a camminare da soli quando poco prima si potevano ancora sentire alle proprie spalle il rumore e i respiri della folla.<br />
Fu quasi senza rendersene conto che prese 20 euro dal suo portafoglio e glieli porse, rimpiangendo di non avere di più in tasca; solo più tardi realizzò che mancava ancora parecchio alla fine del mese, ed anche lei doveva prestare attenzione alle uscite.<br />
Purtroppo anche gli slanci d&#8217;altrusimo a volte hanno bisogno di un catalizzatore: l&#8217;essersi fermata, l&#8217;aver fermato quella sua solita corsa all&#8217;insegumento delle sue grandi inezie aveva innescato l&#8217;imitazione e, forse, anche l&#8217;inconsapevole ricerca di espedienti per ritrovarsi e radunarsi per la folla di ragazzi da cui &#8211; si rese conto improvvisamente &#8211; erano stati avvolti come a proteggere un quadretto idilliaco. Alcuni di loro erano già fermi pochi metri più in là, o dall&#8217;altra parte della strada, e probabilmente avevano già rivolto lo sguardo nella direzione di quel corpo spalmato sul lampione senza tuttavia vederlo.<br />
I più curiosi rivolsero a loro volta la semplice ma fondamentale domanda &#8220;si sente male?&#8221;; i più intraprendenti circondarono con le braccia l&#8217;anziano protagonista, lo sostennero fisicamente più che psicologicamente ma il gesto contatto fisico ebbe comunque un benefico effetto. Gli slanci si trasformano in competizione tra chi pensa di poter fare di più e meglio dell&#8217;altro che l&#8217;ha preceduto di una frazione di secondo; l&#8217;uomo si ritrova strattonato e sollecitato da un nugolo di ragazzi che pare abbiano trovato uno spunto d&#8217;interesse nella noia di un caldo pomeriggio d&#8217;estate.<br />
Tranquillizzata dalla partecipazione che il suo gesto aveva sbloccato poteva tornare con la mente ai suoi obblighi, e a quanto fosse ulteriormente in ritardo per quell&#8217;attività lavorativa in cui getta tutto il suo impegno e la sua convinzione, a dispetto di alquanto insufficienti compensi economici e non; realtà purtroppo comune tra quanti al giorno d&#8217;oggi solo da poco sono riusciti ad infilare un piede nella porta mondo del lavoro, soffrendo in silenzio per la pressione che entità sempre poco chiare applicano sulla porta stessa per tenerla chiusa, e concedono uno spiraglio a costo di sacrifici che hanno il retrogusto amaro dello sfruttamento.<br />
Si rivolse al ragazzo che in quel momento sosteneva il vecchio tenendolo sottobraccio, e che affermava di essere in amicizia con i gestori del baretto dietro l&#8217;angolo; gli dice che gli ha dato un po&#8217; di soldi e che sarebbe molto carino se lui e i suoi amici potessero fargli compagnia al bar, perché lei con immenso dispiacere deve proprio andarsene.<br />
Porse i suoi auguri a quell&#8217;uomo nel modo che le sembrò più affettuoso e sincero possibile e si avviò verso il suo motorino, notando piacevolmente ma con un pizzico d&#8217;invidia due o tre ragazze che allegramente facevano le feste al vecchio ed al suo cane.<br />
Il resto del tragitto sull&#8217;asfalto che evaporava per il caldo fu una sorta di lungo sogno in cui la scena appena vissuta scorreva negli occhi in un ciclo senza fine, e lo stomaco si annodava nella percezione concreta del buio nero della miseria umana, che in questa parte di mondo si tende a nascondere alla vista per continuare a far finta che non esista, ma che erompe inaspettata negli angoli più impensati dei nostri orizzonti di sguardi e delle nostre routine.<br />
E nel peso che porta la consapevolezza di quanto sia ragionieristicamente mediato da calcoli e interessi tutto il nostro essere con e per gli altri. Che si tiene addosso, come un abito malcucito, la presa d&#8217;atto di quanto la soglia di attivazione di un gesto in qualche modo generoso sia molto più alta e difficile da raggiungersi di quella di uno crudele.</p>
<p>(Da un fatto realmente accaduto)</p>
<p>NH &amp; TR</p>
<p><a href="http://blogactionday.org"><img src="http://blogactionday.org/img/96e9a1826a63576cdde928dcce7a60259aecd9e1.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
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		<title>La terra degli uomini rossi &#8211; Marco Bechis</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 12:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Night Hawk</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visioni]]></category>
		<category><![CDATA[brasile]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Una barca a motore in mezzo ad un fiume in mezzo ad una foresta lussureggiante. Uomini in abiti occidentali intenti a guardarsi intorno attraverso dei binocoli. Sono i birdwatchers del sottotitolo, ma si intravedono nella sola scena iniziale. La loro attenzione viene sospinta verso gli uomini rossi che li osservano a loro volta dalle sponde [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pierogiordani.wordpress.com&amp;blog=4564076&amp;post=60&amp;subd=pierogiordani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pierogiordani.files.wordpress.com/2008/09/terrauominirossi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-61" title="La terra degli uomini rossi" src="http://pierogiordani.files.wordpress.com/2008/09/terrauominirossi.jpg?w=210&#038;h=300" alt="" width="210" height="300" /></a></p>
<p>Una barca a motore in mezzo ad un fiume in mezzo ad una foresta lussureggiante. Uomini in abiti occidentali intenti a guardarsi intorno attraverso dei binocoli. Sono i birdwatchers del sottotitolo, ma si intravedono nella sola scena iniziale. La loro attenzione viene sospinta verso gli uomini rossi che li osservano a loro volta dalle sponde del fiume, e che immediatamente diventano i veri protagonisti del film.</p>
<p>Storia quindi di un nucleo di Guarani Kaiowà confinato in una riserva dopo che il proprio territorio, un tempo folta foresta tropicale, nelle mani dei fazendeiro è diventato una piatta distesa di terra coltivata. In questo contesto, che ricorda i pellerossa del nord america nella cinematografia del passato, i giovani Guarani Kaiowà soffrono una crisi di identità per la perdita delle loro radici culturali (sanno ancora andare a caccia?) e per l&#8217;impossibilità di integrarsi con l&#8217;occidentalizzata società brasiliana. E tale sofferenza li porta spesso nelle braccia dello spirito maligno <em>ãngue</em>.</p>
<p>Il film narra del gruppo, del suo tentativo di ribellione (peraltro molto <em>soft</em>) e del confronto tra i giovani Guarani ed i giovani figli dei fazendeiro; con una sceneggiatura (forse volutamente) non travolgente, lo sguardo abbastanza distaccato non sembra eccessivamente partecipe, ma quasi ambisce ad osservazioni di tipo documentaristico. L&#8217;uso frequente di primissimi piani, di una profondità di campo minima, dello sfuocato in inquadrature di scenografie vuote in cui successivamente entrano i soggetti direttamente sul piano di messa a fuoco, da l&#8217;impressione non tanto di trovarsi all&#8217;interno delle scene ed al cospetto dei personaggi, quanto piuttosto di godere di un punto d&#8217;osservazione dal di fuori, asettico, non schierato.</p>
<p>Interessante la resa delle <em>percezioni </em>del giovane apprendista stregone Osvaldo: il punto d&#8217;osservazione che ruota rapidamente attorno al soggetto; l&#8217;inquadratura che vibra rapidamente; la musica da suspense. Ci si sente impersonare lo spirito maligno, foriero di sventure, tanto temuto dal ragazzo.</p>
<p>Molte scene sono accompagnate da musica in stile classico, con cori e archi a volte un po&#8217; eccessivi nella loro liricità.</p>
<p>Fin qui l&#8217;analisi dal punto di vista cinematografico (ma non sono un esperto; riporto solo le mie personali sensazioni). Devo dire di aver decisamente gradito il film e di essermi ritrovato abbastanza coinvolto durante la visione; trovo molto interessante l&#8217;argomento, molto coraggioso l&#8217;averlo affrontato con un film che inevitabilmente non risulterà tra i primi al box office, ma svolge egregiamente il suo ruolo di portare a conoscenza realtà di cui poco si sente parlare. E trovo che per quanto ne parli in maniera molto onesta, è difficile per chi guarda non schierarsi dalla parte degli uomini rossi che, un po&#8217; utopisticamente purtroppo, tentano di riconquistare la propria terra. Fa certo riflettere lo scoprire che anche tra i pochi gruppi etnici al mondo che respingono l&#8217;occidentalizzazione (sin dal &#8217;600 i Guarani Kaiowà furono perseguitati per il loro  rifiuto dell&#8217;evangelizzazione), i giovani sono sensibili alle chimere del nostro stile di vita, salvo poi entrare in crisi nel verificarne la vacuità e ritrovarsi non più uomini rossi e neanche occidentalii, di fatto senza passato e senza futuro. E un pensiero va al confronto con i loro coetanei del nostro paese, alla considerazione che in fondo si trovano alle prese con gli stessi problemi nel determinare ed inquadrare la propria esistenza, con le stesse difficoltà di comprensione di chi si è e dove si sta andando, con le stesse paure di non riuscire a trovare punti fermi e basi solide su cui contare.</p>
<p>Fa riflettere, anche se non sembra il punto nodale della sceneggiatura,  il confronto tra i diversi punti di vista sull&#8217;uso della terra; la giustificazione del fazendeiro che la coltivazione della terra serve a sfamare un gran numero di persone. Appare anche credibile la convinzione con cui lo afferma, quasi sentisse sulle proprie spalle il destino inevitabile di doversi assumere l&#8217;onere del mantenimento di tutte quelle persone; in sostanza l&#8217;affermazione andrebbe letta come il paragone tra quante persone sono mantenute da un ettaro di foresta e quante sono sfamate da un ettaro di coltivazione intensiva (tralasciando, ovviamente, il dettaglio di quanto guadagnano da ciò i nuovi latifondisti). Questione in grado di porre dei dubbi, forse, anche a chi per quanto ecologista di fondo, si fa abbagliare dall&#8217;obiettivo a breve termine di minimizzare le perdite umane per fame nella parte povera del mondo, perdendo di vista quello a lungo termine di ridurre l&#8217;impatto dell&#8217;uomo sul pianeta altrimenti per i nostri figli e nipoti la fame non riguarderà più solo il terzo mondo (o meglio il terzo mondo tenderà a fagocitare gli altri due, qualunque essi siano).</p>
<p>Tale riflessione fa nascere un pensiero sulla valutazione di quanto l&#8217;istintivo appoggio e la simpatia per gli uomini rossi e la loro battaglia siano traditi dal proprio stile di vita; di quanto nei fatti esso dia ragione ai vari fazendeiro del mondo. E se tale riflessione sarà condivisa da un discreto numero di persone non credo che sia un risultato da poco per un film.</p>
<p>Il finale mostra l&#8217;inevitabile fine dei velleitari tentativi di ribellione ma anche la capacità di non lasciarsi abbattere, in un misto di tragedia e lieto fine che forse è un po&#8217; meno di quanto ci si aspetti dal film, ma non si può negare che nella realtà le cose vanno spesso proprio così.</p>
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		<title>Bambini nel tempo &#8211; Ian McEwan</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 11:51:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Night Hawk</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini nel tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Ian McEwan]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo impatto nella lettura di questo libro è stato una sensazione di prolissità, un ricercare continuamente dettagli a prima vista insignificanti, e un dilungarvisi con insistenza un po&#8217; maniacale. Poi si incomincia a dominare la iperdescrittività e ad inquadrare il protagonista, e a questo punto esplode la percezione del dramma; ci si comincia a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pierogiordani.wordpress.com&amp;blog=4564076&amp;post=41&amp;subd=pierogiordani&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-42" title="Bambini nel tempo" src="http://pierogiordani.files.wordpress.com/2008/09/bambinineltempo.jpg?w=200&#038;h=325" alt="" width="200" height="325" /></p>
<p>Il primo impatto nella lettura di questo libro è stato una sensazione di prolissità, un ricercare continuamente dettagli a prima vista insignificanti, e un dilungarvisi con insistenza un po&#8217; maniacale. Poi si incomincia a dominare la iperdescrittività e ad inquadrare il protagonista, e a questo punto esplode la percezione del dramma; ci si comincia a render conto di quanto in effetti quel modo di raccontare anche un niente trasmetta una sensazione di sottile angoscia, che non spaventa ma si insinua dentro, ingigantendosi man mano che viene approfondita la descrizione di quella enorme vissuta dai personaggi.</p>
<p>Ecco allora che la prima impressione suscitata da un protagonista un po&#8217; autistico, scrittore per caso di libri per ragazzi, si trasforma in solidarietà nei suoi confronti, ci si fa quasi carico di una parte del dramma suo e della sua compagna. Ecco che sembra che la perdita abbia colpito un po&#8217; anche noi, e la prossima volta che entreremo in un supermercato e vedremo un bambino, qualsiasi bambino, lo guarderemo con occhio un po&#8217; meno distratto.</p>
<p>Il mio <em>Bambini nel tempo</em> è fatto così: lunghe ed ossessive descrizioni di situazioni all&#8217;apparenza secondarie; angoscia sottile ma continua per la perdita e l&#8217;assenza di Kate, percepita come un lungo urlo silenzioso; frequenti salti temporali all&#8217;inseguimento dei ricordi del protagonista, che ripercorre continuamente frammenti della sua vita per non ripercorrere sempre quei dieci minuti che l&#8217;hanno cambiata per sempre; situazioni surreali dell&#8217;amico editore e poi politico rampante, situazioni tenere del rapporto del protagonista con i genitori, situazioni tese dei rapporti tra uomo e donna, in cui ci si trova, non volendo, ad immedesimarsi; è quasi inevitabile riconoscersi nelle diverse, quasi antagoniste, modalità di elaborare un dolore più grande di quanto un cuore possa sopportare.</p>
<p>Il tutto nel contesto preoccupante, nonostante l&#8217;assurdità, di una società che ha regolamentato l&#8217;accattonaggio, che ha istituito una commissione per decidere come devono essere educati i bambini; notevoli al riguardo alcune interessanti pagine sull&#8217;opportunità di insegnare a leggere ai bambini al di sotto dei nove/dieci anni. E poi la riflessione sul Tempo che permea tutto il libro, espressa perlopiù attraverso i pensieri e le azioni del protagonista e dei personaggi con cui interagisce, culminante nel racconto dell&#8217;esperienza di viaggio temporale e nella successiva dissertazione sull&#8217;essenza del tempo dal punto di vista degli scienziati, effettuata da una docente di fisica. La quale partecipa anche alla grottesca parabola del proprio compagno, prima giovane e scaltro editore, poi politico rampante e poi&#8230;</p>
<p>Un paio di passaggi che si sono meritati un appunto scritto:</p>
<p><em>E&#8217; difficile rendersi conto che, per quanto vicini, i genitori sono al tempo stesso degli sconosciuti per i propri figli.</em></p>
<p><em>Il comitato si divideva in teorici, quelli che avevano organizzato i propri pensieri tanto tempo prima o che se li erano trovati già bell&#8217;e pronti, e pragmatisti, quelli che speravano di scoprire l&#8217;essenza del proprio pensiero mentre lo andavano formulando.</em></p>
<p>Non è certo una lettura leggera, ma è sufficientemente scorrevole da risultare gradevole, almeno per chi apprezza scritti non banali, anche dal punto di vista linguistico.</p>
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