Ieri sera sono stato ad un concerto.
Ma non voglio raccontare del concerto, neanche chi era e dove (tanto si capisce).
Mi è solo venuta voglia di celebrare una canzone, una di quelle canzoni che conosco da molto tempo, che ho ascoltato molte volte, di cui imparai a memoria le parole; ma poi per tanto tempo, preso da nuove scoperte o suggerimenti, dalle piccole e grandi cose da fare, non ho più cercato tra i dischi e i dischetti per dedicarle un ascolto come si deve.
Inutile dire, credo, che ieri sera è stata eseguita al concerto. Inutile dire che la musica dal vivo ha sempre quel valore aggiunto che il miglior impianto di riproduzione non può dare: e non è solo il fatto che si vedono i musicisti indaffarati con i propri strumenti (in fin dei conti esistono anche i DVD di concerti), e che mentre si segue con la mente una delle parti del pezzo si può seguire son lo sguardo il musicista che la esegue; e non è solo il fatto che l’acustica di un teatro comunque riesce ad avvolgerci con il suono (esistono ormai da tempo i sistemi audio multicanale anche per l’ascolto casalingo, e c’è da dire che spesso anche nei teatri sempre di musica amplificata si tratta); e non è solo che l’ascolto al buio, insieme a molte altre persone in religioso silenzio aggiunge un sapore leggermente mistico all’esperienza. E’ l’insieme di tutte queste cose e qualcosa in più, è un totale che supera la somma delle parti (sto smentendo il Principe, lo so, ma penso che comprenderebbe).
La canzone in questione è una splendida canzone d’amore, una piccola storia che l’autore ci racconta in maniera del tutto trasversale, come ormai ci ha abituato da anni; e nonostante la trasversalità, o forse proprio per quello, riesce a toccare delle corde che uno non si aspetta di sentir vibrare.
Ho riletto il testo della canzone, dopo averlo degustato con attenzione ieri sera. E senza nulla voler togliere alle splendide armonie di cui l’autore è capace, che anzi sanno esaltare la particolare poeticità dei testi, penso che anche una lettura in stile poesia possa trasmettere grandi emozioni.
E quindi riporto il testo qui sotto, sperando che il buon Paolo non me ne voglia.
Per inciso il titolo della canzone è il titolo dell’articolo; l’album in cui è contenuta è il titolo del blog.
L’autore è Paolo Conte.
C’era fra noi
un gioco d’azzardo
ma niente ormai
nel lungo sguardo
spiega qualcosa,
forse soltano
certe parole
sembrano pianto,
sono salate,
sanno di mare
chissà, tra noi,
si trattava d’amore
Ma non parlo di te,
io parlo d’altro
il gioco era mio,
lucido e scaltro
Io parlo di me,
di me che ho goduto
di me che ho amato
e che ho perduto
E trovo niente
da dire o da fare
Però tra noi
si trattava d’amore
C’era fra noi
un gioco d’azzardo,
gioco di vita,
duro e bugiardo
Perché volersi
e desiderarsi
facendo finta
di essere persi.
Adesso tardi
e dico soltanto
che si trattava d’amore,
e non sai quanto.









